Chiunque abbia digiunato almeno una volta conosce la sensazione: dopo pochi giorni il corpo appare più leggero, la mente più lucida e il viso meno gonfio. Ciò che sembra un piccolo miracolo ha motivazioni molto concrete e una lunga tradizione. La medicina ildegardiana, risalente alla benedettina e naturalista Ildegarda di Bingen (1098–1179), è annoverata tra i più antichi sistemi terapeutici tramandati nell'area germanofona. In essa, il digiuno, le erbe e l'accompagnamento consapevole del corpo svolgono un ruolo centrale. Questo articolo spiega cosa accade realmente nel corpo durante i prodotti per il digiuno e come il sapere botanico tramandato da Ildegarda continui da secoli a fungere da accompagnamento culturale.
Ciò che distingue il digiuno terapeutico secondo Ildegarda dalle altre forme di digiuno
Il digiuno ha radici profonde in molte culture e religioni. Tuttavia, mentre il digiuno intermittente moderno o il digiuno a base di succhi perseguono soprattutto obiettivi metabolici, Ildegarda di Bingen intendeva il digiuno come un'esperienza olistica, una purificazione simultanea del corpo, della mente e dell'anima. Nelle sue opere principali, Physica e Causae et Curae, descrive dettagliatamente come piante, alimentazione e atteggiamento spirituale interagiscano. Per lei il digiuno non era un atto di privazione, bensì un ritiro consapevole che offre al corpo lo spazio per recuperare.
Una caratteristica essenziale del digiuno terapeutico secondo Ildegarda è la preparazione graduale. Invece di rinunciare bruscamente al cibo, la medicina monastica raccomanda una transizione progressiva, sostenuta da un'alimentazione leggera a base vegetale, prodotti di farro (che Ildegarda apprezzava particolarmente) e tisane selezionate. Questo approccio è in sintonia con il principio ildegardiano della discretio, ovvero la moderazione e il sapersi dosare con saggezza. Nulla deve essere fatto precipitosamente; tutto deve rimanere in equilibrio.
Anche la scelta delle erbe di accompagnamento segue, per Ildegarda, un sistema chiaro. Le sostanze amare, le erbe aromatiche e determinate piante medicinali venivano tradizionalmente impiegate per accompagnare il corpo durante il digiuno. Prodotti di Ildegarda di Bingen Molte di queste piante sono apprezzate ancora oggi nella medicina monastica europea e continuano a essere tramandate negli ambienti della naturopatia. Ciò che Ildegarda sapeva intuitivamente e per esperienza coincide sotto molti aspetti con quanto la moderna scienza della nutrizione ha scoperto sul digiuno.
«L’essere umano dovrebbe mangiare e bere con moderazione, affinché non si ammali. Il digiuno, invece, purifica il fegato e dona chiarezza allo spirito.» – Ildegarda di Bingen, Causae et Curae (tramandato in forma parafrasata)
Che cosa accade nel corpo: metabolismo, acqua e il silenzioso alleggerimento
Non appena l’apporto di cibo si riduce, il corpo comincia ad attingere alle proprie riserve. Nei primi uno o due giorni utilizza soprattutto il glicogeno immagazzinato nel fegato. Il glicogeno è legato all’acqua: per ogni grammo di glicogeno vengono liberati circa tre grammi d’acqua. Questo spiega perché molte persone perdono rapidamente peso all’inizio del digiuno: una parte considerevole è costituita da acqua che il corpo non necessita più di trattenere.
Durante il digiuno, nei primi giorni il corpo perde soprattutto l’acqua legata alle riserve di glicogeno: questo naturale effetto diuretico è uno dei segnali iniziali più evidenti del metabolismo del digiuno.
Questo fenomeno spiega perché molte persone che digiunano riferiscono che il viso appare più affilato, gli anelli risultano più larghi e le gambe sembrano più leggere. Non si tratta di una perdita di tessuti corporei, bensì di un naturale cambiamento dell’equilibrio idrico. Quando non vengono assunti carboidrati, il corpo secerne meno insulina, e l’insulina contribuisce in modo determinante a fare sì che i reni trattengano più sodio e, di conseguenza, più acqua. Meno insulina significa: maggiore eliminazione di sodio, maggiore eliminazione di acqua e meno liquidi nei tessuti.
Dopo alcuni giorni di digiuno, il metabolismo cambia ulteriormente: il corpo inizia a utilizzare sempre più le riserve di grasso. Si formano così i cosiddetti corpi chetonici, che fungono da fonte energetica alternativa, anche per il cervello. Molte persone che digiunano riferiscono, in questa fase, una particolare lucidità mentale, che coincide in modo sorprendente con la descrizione di Ildegarda della «purificazione dello spirito» indotta dal digiuno. Prodotti per il fegato di Bitterkraft
Che cosa si nasconde dietro il «peso del digiuno»?
La rapida perdita di peso all’inizio del digiuno è composta da: perdita di acqua dovuta alla degradazione del glicogeno (circa 1–2 kg nei primi giorni), riduzione del contenuto intestinale e un iniziale consumo delle riserve di grasso. Nel lungo periodo, la riduzione del grasso è metabolicamente più significativa; tuttavia, è la perdita d’acqua a manifestarsi più rapidamente a livello fisico.
Il ruolo delle sostanze amare: il sapere erboristico di Ildegarda nel processo di digiuno
Ildegarda di Bingen conosceva e descriveva decine di piante officinali, che utilizzava sistematicamente nella vita monastica. Nel contesto del digiuno, sono particolarmente interessanti le sue raccomandazioni sulle erbe amare. Le sostanze amare, i cosiddetti glicosidi amari e sesquiterpeni, sono note nella medicina monastica europea fin dal Medioevo e venivano tradizionalmente apprezzate come accompagnamento durante le fasi di alleggerimento. BitterKraft Original
Nella medicina di Ildegarda, piante come l’assenzio, la genziana, l’achillea e il tarassaco svolgono un ruolo importante. Erano considerate piante classiche del digiuno, capaci di accompagnare il corpo nella sua fase di riposo. Ildegarda raccomandava, ad esempio, l’achillea come «erba delle donne e della purificazione», un’indicazione di quanto fosse radicata nella medicina medievale la conoscenza di determinate piante. Anche la cicoria (antesignana dell’indivia belga) e il finocchio sono menzionati nei suoi scritti come accompagnamenti durante i periodi di digiuno.
Le sostanze amare sono tra i più antichi accompagnamenti tradizionalmente tramandati del digiuno nella medicina monastica europea; il loro utilizzo risale alla fitoterapia medievale.
Ciò che Ildegarda descriveva tradizionalmente viene oggi tramandato nell’ambito della naturopatia: le erbe contenenti sostanze amare sono apprezzate durante il digiuno perché da secoli fanno parte di una cura olistica del corpo. Non vengono utilizzate come rimedi in senso medico, bensì come parte di un rituale consapevole, un invito al corpo a raccogliersi durante il periodo di digiuno. Prodotti di Ildegarda di Bingen
Queste piante officinali accompagnano tradizionalmente il digiuno secondo Santa Ildegarda:
- Assenzio (Artemisia absinthium): Noto nella medicina monastica fin dal Medioevo, l’assenzio viene tradizionalmente utilizzato come erba per il digiuno ed è storicamente una delle fonti di sostanze amare più conosciute d’Europa.
- Achillea (Achillea millefolium): Esplicitamente menzionata da Ildegarda di Bingen, nella tradizione erboristica tramandata è considerata da secoli una classica pianta di accompagnamento per le fasi di alleggerimento.
- Genziana (Gentiana lutea): La genziana gialla è annoverata tra le piante autoctone più amare e nella naturopatia tradizionale europea è apprezzata come comprovata erba di accompagnamento al digiuno.
- Tarassaco (Taraxacum officinale): Raccolto e utilizzato da tempo immemorabile in primavera, il tarassaco è tradizionalmente tramandato nella medicina popolare come erba diuretica e pianta da digiuno.
- Finocchio (Foeniculum vulgare): Nella Physica, Ildegarda dedica al finocchio un capitolo specifico e lo descrive come un’erba benefica, capace di sostenere l’essere umano nel ritrovare il proprio equilibrio interiore.
«Il finocchio è caldo e un po’ secco e ha una buona efficacia; e qualunque persona lo mangi, in qualunque modo, ne trae gioia.» – Ildegarda di Bingen, Physica, capitolo 66 (fonte storica)
Diuresi durante il digiuno: processo naturale e accompagnamento tradizionale
La diuresi durante il digiuno non è un effetto collaterale: è una componente centrale di quella che molti digiunatori percepiscono come «leggerezza». Quando il livello di insulina diminuisce, i reni eliminano più sodio e, insieme al sodio, viene eliminata anche acqua. Questo principio fisiologico è ben compreso da decenni. Meno noto è il fatto che anche alcune erbe tradizionalmente associate al digiuno vengono collegate da secoli nella medicina popolare proprio a questo effetto, senza che allora si parlasse di insulina o di escrezione di sodio.
Il tarassaco, ad esempio, in tedesco porta il nome popolare di «Bettnässer» («chi fa la pipì a letto») — un chiaro indizio del fatto che le sue proprietà diuretiche fossero note e osservate già da molto tempo. Nella medicina monastica era particolarmente apprezzato come pianta primaverile, perché la primavera era considerata il naturale periodo del digiuno e della depurazione. La stessa Ildegarda raccomandava fasi ritmiche di alleggerimento, orientate alle stagioni — un’idea che oggi sta tornando ad acquistare importanza nell’ambito della naturopatia.
Proprio la combinazione di un’alimentazione a ridotto contenuto calorico, un’adeguata assunzione di liquidi e tisane tradizionali viene descritta negli ambienti naturopatici come un modo delicato per accompagnare il corpo durante il digiuno. Le tisane a base di ortica, foglie di betulla o tarassaco vengono utilizzate tradizionalmente da secoli nell’ambito delle cure primaverili e dei digiuni, non come medicinali, ma come componente rituale di un approccio olistico. Prodotti per il digiuno
La tradizionale cura del digiuno in stile ildegardiano combina la riduzione dell’alimentazione, le tisane e fasi ritmiche di alleggerimento in un rituale olistico: molto più della semplice rinuncia alle calorie.
Il rituale del digiuno di Ildegarda nella pratica – un approccio tradizionale:
• Fase di preparazione (2–3 giorni): riduzione graduale di carne, zucchero e alcol; zuppe di farro, verdure cotte al vapore, tisane.
• Giorni di digiuno (3–7 giorni): succhi o zuppe leggere di verdure, tisane calde (achillea, finocchio, assenzio in piccole quantità), acqua a sufficienza.
• Interruzione del digiuno: iniziare delicatamente con alimenti leggeri: Ildegarda raccomandava il farro come «miglior cereale» per riprendere a mangiare.
• Rituali di accompagnamento: silenzio, movimento leggero nella natura, riduzione degli stimoli: il digiuno come tempo dedicato all’interiorità.
Il digiuno secondo Ildegarda oggi: tra tradizione e benessere moderno
L’interesse per la medicina di Ildegarda è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni. Quella che un tempo veniva derisa come curiosità medievale trova oggi nuovamente il suo posto nella naturopatia, negli hotel benessere e nelle farmacie dei monasteri. Ciò è dovuto anche al fatto che molti dei principi fondamentali di Ildegarda – moderazione, ritmo, conoscenza delle piante e unità di corpo e spirito – appaiono senza tempo. Prodotti di Ildegarda von Bingen
Proprio in un’epoca caratterizzata da eccesso di offerta, stress costante e un sovraccarico generale, il digiuno secondo Ildegarda esercita un’attrattiva particolare. Non è un programma di alte prestazioni né un protocollo di biohacking. È un invito a rallentare, a concedersi una pausa consapevole che lasci al corpo lo spazio per ritrovare il proprio ritmo. Molte persone che hanno provato il digiuno secondo Ildegarda riferiscono un maggiore benessere, che non è soltanto di natura fisica.
È importante sottolineare che il digiuno terapeutico secondo Ildegarda è rivolto ad adulti sani che desiderano arricchire le proprie pratiche di benessere. Non sostituisce il parere medico e non è adatto a persone affette da determinate patologie, alle donne in gravidanza o a chi allatta. Chi desidera digiunare per più di tre giorni dovrebbe farlo sempre consultando un naturopata o un medico. La tradizione di Ildegarda non è mai stata una tradizione degli estremi, bensì una tradizione del giusto mezzo.
Fortunatamente, oggi le erbe descritte da Ildegarda sono facilmente reperibili: sotto forma di tisane, tinture, miscele di erbe o integratori alimentari di alta qualità provenienti da coltivazioni biologiche. Chi è interessato al digiuno secondo Ildegarda trova nel mondo dei prodotti naturopatici numerosi alleati che traducono le conoscenze tramandate in forme moderne, senza perderne lo spirito originario. BitterKraft Original
La medicina di Ildegarda viene studiata e documentata sistematicamente da diversi medici e naturopati dagli anni ’80, tra gli altri dal medico Gottfried Hertzka e, in seguito, da Wighard Strehlow. Ancora oggi, i loro scritti costituiscono la base di numerosi programmi di cura nei monasteri e nei centri di naturopatia dei Paesi di lingua tedesca.
Consigli pratici per un digiuno consapevole secondo Ildegarda
Un digiuno ben riuscito non comincia il primo giorno di digiuno, ma già una settimana prima. Chi si prende il tempo di uscire gradualmente dalla vita quotidiana e prepararsi al periodo di digiuno, passo dopo passo, vivrà il passaggio in modo decisamente più piacevole. Ildegarda sottolineava ripetutamente l’importanza della preparazione, sia fisica sia mentale. In concreto, ciò significa ridurre gradualmente gli stimolanti come caffè e alcol e i pasti pesanti, dormire a sufficienza e iniziare già prima del digiuno vero e proprio a mangiare in modo più consapevole. Prodotti per il sonno e il relax
Durante i giorni di digiuno, la tradizione di Ildegarda raccomanda liquidi caldi, in particolare tisane e brodi vegetali caldi. Ildegarda era una sostenitrice del calore: nella sua medicina, cibi e bevande fredde erano considerati potenziali fattori di disturbo per l’equilibrio interiore. Questa idea può sembrare insolita a prima vista, ma si accorda bene con l’esperienza di molte persone che praticano il digiuno, le quali riferiscono che il calore – sotto forma di tisane, bagni caldi o cuscini termici – rende più piacevole il processo di digiuno.
Anche per Ildegarda il movimento fa parte del digiuno, ma con moderazione. Passeggiate leggere nella natura, meditazione silenziosa o delicati esercizi di stretching erano considerati parte del rituale del digiuno. Durante un vero periodo di digiuno è sconsigliata un’attività fisica intensa. La natura, la luce, l’aria fresca: per Ildegarda sono tutti elementi di una cura olistica, che chiamava viriditas: la forza verde e risanatrice che attraversa ogni essere vivente. Prodotti per il sistema immunitario
Tisane tradizionalmente utilizzate per accompagnare il digiuno:
- Ortica (Urtica dioica): Nota da secoli come erba primaverile ricca di minerali, la tisana all’ortica viene tradizionalmente utilizzata durante i periodi di drenaggio e digiuno.
- Foglie di betulla (Betula pendula): Nella medicina popolare europea sono tramandate come classica erba primaverile, bevuta da tempo immemorabile sotto forma di tisana durante le cure depurative.
- Achillea (Achillea millefolium): Ildegarda apprezzava l’achillea come erba riequilibrante; sotto forma di tisana viene tradizionalmente utilizzata come accompagnamento ai periodi di digiuno.
- Semi di finocchio (Foeniculum vulgare): Presso Ildegarda sono saldamente radicati come «erba riscaldante»; la tisana al finocchio viene tradizionalmente bevuta per sostenere il benessere durante il digiuno.
- Melissa (Melissa officinalis): Nella medicina monastica è apprezzata come erba calmante e armonizzante; la tisana alla melissa accompagna tradizionalmente i periodi di riposo e digiuno.
In conclusione, si può dire che il digiuno terapeutico di Ildegarda è più di una dieta. È un rituale tramandato culturalmente, che considera insieme corpo e spirito e che, nella sua semplicità e saggezza, non ha perso nulla della sua attualità. Chi vi si dedica almeno una volta forse comprende perché questa tradizione vecchia di 900 anni parli nuovamente a un numero sempre maggiore di persone in un mondo frenetico e rumoroso: perché invita a fermarsi. E perché il corpo, come ci dimostra la scienza moderna, sa apprezzare questa pausa a modo suo.




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